6Shots Episodio #04: Mazay

Mazay è una leggenda vivente dell’elettronica, un pioniere del genere da ormai 15 anni che ha condiviso i palchi di mezzo mondo con i migliori dell’industria, dal sodalizio consolidato con Benny Benassi ai tempi dei Pink Is Punk fino alle residency in venue del livello di Cocoricò e Nameless Music Festival.
Per la nostra rubrica 6Shots abbiamo fatto 6 chiacchiere in live su Instagram con Andrea Mazzantini, in arte Mazay:

1. Cosa ti ha spinto a dare una svolta alla tua carriera, mettendo da parte il progetto Pink Is Punk per poterti concentrare su Mazay?

Con Nico (Vignali ndr) abbiamo fatto di tutto, dal suonare ovunque al collaborare con tantissime persone del settore, lo considero davvero come un mio fratello; ma arrivati a un certo punto mi son reso conto di avere parecchi progetti da parte su cui mi sarebbe piaciuto lavorare, oltre a voler portare il mio suono in ambienti Urban per poterlo evolvere secondo questa nuova wave rap, hip hop.
Alla fine Mazay era un progetto che ho sempre tenuto nel cassetto ed era arrivato il momento giusto per aprirlo.

2. Quali progetti hai in cantiere per la tua etichetta, “Stay Fresh”?

Per #STAYFRESH sto lavorando attualmente al mio album in uscita, il cui concept sarà più simile a un mixtape, sulla falsariga di quello che sta facendo ora Phra dei Crookers, unendo il mio sound alle voci di ospiti nazionali e internazionali, alcuni totalmente inediti e alla loro prima release ufficiale, tra cui un pezzo con Alterboy, chiamato “HEY!” in uscita il prossimo 8 Maggio.
Il vero obiettivo che si propone “Stay Fresh” è proprio questo: trovare sempre qualcosa che sia “Fresco” indipendentemente dal genere. In più siamo in trattativa con uno dei migliori locali di Milano, il Rocket, per poter portare uno show settimanale a tema “Stay Fresh” che abbia un concept ben preciso per poter trasmettere la nostra idea di sound.

3. Dopo aver collaborato e suonato con i migliori dj al mondo, quale aneddoto puoi raccontarci sulle loro vite da star?

Penso che il segreto per restare al top, soprattutto per un artista internazionale, sia il restare con i piedi a terra e non lasciare che il successo ti dia alla testa. Io vado fiero del fatto che cerco sempre di restare umile e disponibile restando me stesso. Mi ricordo di Skrillex, forse il migliore nel suo campo, la cui produzione aveva affittato un furgone per i trasporti,non ho mai visto una persona così felice a bordo di un Doblò; lì ho capito che l’umiltà te la porti dentro, indipendentemente dai soldi. Ricordando invece la mia parentesi a Bali nel 2006, dove ho portato avanti il progetto Pink Is Punk per un anno, c’era sempre una tipa con gli occhi di ghiaccio che seguiva ogni mio party, stando sempre sul fondo del locale insieme alla sua compagnia, vestita come se fosse appena uscita da un film di Mad Max. Immagina la mia sorpresa quando mi sono presentato e ho scoperto di avere davanti Bjork!

4. Come pensi si possa risollevare l’industria della nightlife dopo questo periodo di crisi?

Dopo questa quarantena forzata penso che a tutti sia venuta più che mai voglia di uscire, di ballare, di tornare a riempire i locali. È un istinto che accomuna tutti. Certo all’inizio si dovrà vedere quali soluzioni verranno adottate per tornare alla normalità, con cui non intendo il dover presenziare a festival che ti costringono a mantenere un fantomatico metro di distanza gli uni dagli altri: la normalità si raggiungerà quando si potrà tornare a saltare, pogare, limonare come se non ci fosse un domani.
Detto ciò, spero che questo desiderio di tornare a ballare si possa concretizzare in un nuovo boom dei piccoli club, quelli dove si creano piccole sottoculture e modi unici di vivere la notte, ormai relegati a sporadici discoteche che non riescono più a fare il pienone come in passato. Cerchiamo di riportare ai vecchi fasti la vita da club.

5. Come stai vivendo la quarantena a livello artistico?

Per me è quasi normale, avendo lo studio direttamente in casa non mi trovo affatto a disagio ad avere tutto questo tempo libero per produrre e per rifinire il nuovo album, anche se devo fare i conti con mio figlio Leone (11 anni) che sta seguendo le lezioni in videocall, per mia moglie invece è stato un po’ più difficile ridimensionare il suo lavoro in radio (RDS) trasmettendo da casa.

6. Quali sono i luoghi dove ti piacerebbe tornare a suonare una volta finita la quarantena?

Ci sono stati così tanti posti dove ho suonato e dove vorrei suonare in futuro, se dovessi scegliere tra quelli che mi mancano di più ti direi il Tunnel Club di Reggio Emilia, il Cocoricò (pronto a riaprire i battenti col nome Cocco ndr) e chiaramente il Nameless, nella speranza che già a fine Agosto le acque si siano calmate e si possa riprendere a ballare.

Qui potete trovare le precedenti interviste di 6Shots a Kharfi, Rudeejay e Nicholson

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