Dopo aver impiegato qualche settimana a metabolizzare l’epilogo del progetto artistico del duo francese, vi raccontiamo come il desiderio e la passione hanno proiettato la nostra immaginazione fino a farci “materializzare” in alcuni dei momenti epici della storia dei Daft Punk.

Qualsiasi appassionato di musica ha ascoltato qualcosa dei Daft Punk, chiunque si intende di concerti live ha visto almeno una volta la piramide tecnologica dei Daft Punk sullo schermo rimanendone incantato, eccitato o contrariato dal modo di fare musica ed esibirsi così unconventional; almeno una volta abbiamo ballato qualcosa del loro repertorio in una discoteca, ad una festa o mentre andava in onda uno spot televisivo che sfruttava le loro produzioni.
Tutti i media e fruitori di musica affermati o i sempre presenti leoni da tastiera per 28 anni hanno parlato e sparlato dei meriti e delle peculiarità dello stile dei due ragazzi francesi.
E’ andata così anche in questi giorni fra rumors e pettegolezzi totalmente inventati ipotizzando l’ennesimo ritorno economico dal colpo di genio mediatico o la malattia di uno dei due, la divisione artistica ( ipotesi assurda visto che hanno altre volte seguito progetti discografici diversi senza far rumore). Tolleriamo chi come noi, con la tachicardia a mille e l’adrenalina di chi stenta a credere che qualcosa della sua generazione sta chiudendo per sempre, ha auspicato per qualche ora che “Epilogue” fosse solo un passaggio ad una nuova pagina di Guy De Homen Cristo e Thomas Bangalter, e infondo lo speriamo ancora e forse lo spereremo per sempre.
Invece no! Rassegniamoci ad ammirare il modo in cui per l’ennesima volta i Daft Punk hanno comandato loro il gioco, come facevano dalla consolle, come hanno fatto con la musica elettronica scegliendo le carte giocate anche da altri loro predecessori e rimescolandole totalmente dando un’impronta personale al loro stile a metà fra il rock e la techno costruendo la storia della dance e celando tutto il resto dietro il fascino di quei due caschi magici.

Ci ripensiamo proprio oggi 8 maggio 2021, ricorrenza della release prepotente innovativa e magica Da funk, estratto dal primo album in studio Homework. Da funk è basata principalmente su un solo riff, ed il relativo video ( diretto da Spike Jonze) sono considerati classici della musica house e techno degli anni novanta e di sempre. Protagonista del clip è una creatura ibrida,un uomo con la testa di cane dallo sguardo malinconico che gira per la città con il suo  enorme stereo anni 80 portatile ( per chi volesse approfondire significato e backstage del video consigliamo il DVD D.A.F.T.: A Story About Dogs, Androids, Firemen and Tomatoes è una serie di video del duo francese di musica elettronica Daft Punk pubblicato il 15 novembre 1999, che presenta sei video musicali dal loro album Homework).

 

Allora cosa resta fare agli appassionati? Noi abbiamo indossato le cuffie, abbiamo alzato il volume e come in una delle loro ambientazioni visive ci siamo dematerializzati dalla realtà e rimaterializzati con la fantasia negli ambienti della loro ricca storia.

Tocca a me: varco la soglia della sala giochi, mi sembra di vederli quei due li nei loro giubbini in pelle, ma sono troppo preso da capire questo nuovo gioco dei Flynn com’è; sento il rumore della monetina che cade nel cesto della cabina del videogame e improvvisamente sono dentro, sento il sample che parte e sono su questa sagoma di LED a forma di moto si parte e sono ingarellato, più sale il ritmo ed il volume e più avanzo veloce, taglio il traguardo senza badare al risultato ma mi giro scorgo felice in lontananza i player che mi hanno fatto giocare, sono i DAFT PUNK. Dismetto le cuffie ho ascoltato DEREZZED da Tron: Legacy del 2010 colonna sonora del film della Disney: qualche fan incallito ha mostrato poco interesse per questo loro lavoro, per molti invece tutta la musica del film è il concerto che da senso al biglietto del cinema. Avere Derezzed in sottofondo carica sempre, che tu sia in auto in moto o intento a creare qualcosa di buono, e scommettiamo che il video ha ispirato qualcosa anche per il video di Greyhound degli Swedish House Mafia.


Avrei voluto esserci quando i Daft Punk…si trovavano in studio di registrazione a produrre Discovery. Perdendomi tra le edizioni in vinile di tracce come More Spell On You di Eddie Johns, Get Down Saturday Night di Oliver Cheatham e The Ballad of Dorothy Parker di Prince, tra un campione ed un cut, mentre Thomas e Guy-Manuel davano vita ad uno degli album più rivoluzionari della moderna musica elettronica. Perché non un live? Perché dietro la filosofia presente tra le tracce che compongono questo Album (con la A maiuscola) si nasconde un’ermeneutica della musica, dagli anni 70 a seguire. Tutto l’ardire di un gruppetto di stupidi teppisti.


In studio coi Daft Punk. Il sogno di molti, moltissimi artisti che hanno visto nascere o sono cresciuti col mito di Thomas e Guy-Manuel, rivoluzionari di un genere e pagina indelebile della storia della musica. Ma ecco che tra i grandi nomi che figurano nei featuring di Random Access Memories ce n’è uno che invece è stato il sogno per loro. Si, la figura italiana pionieristica per eccellenza quando si parla di musica elettronica: il maestro Giorgio Moroder. Dall’unione delle loro menti non poteva che nascere qualcosa di grande. Il pezzo, “Giorgio by Moroder” è la traccia numero 3 di RAM appunto. È qualcosa di difficile da descrivere. Un’esperienza espressa dalla voce di Moroder che racconta la sua volontà di unire gli stili musicali dagli anni 50 in poi con un’avanguardia che solo i Daft avrebbero potuto garantire. 9.05 minuti in cui Moroder racconta anche la sua prima esperienza compositiva con un sintetizzatore Moog, mentre la musica trasporta in un viaggio quasi nel tempo. Quanto avremmo voluto assistere a quella studio session? Non c’è una risposta precisa. Probabilmente nessuno avrebbe aperto bocca, ci saremmo limitati ad ascoltare e guardare “il genio” al lavoro.


Avrei voluto essere presente ad un live dei Daft Punk; ho consumato la loro musica in moltissimi modi: in streaming, dai video registrati durante gli eventi e caricati sulle varie piattaforme e perfino dai vinili dei loro live show, ma non sarà mai come essere presente di persona. Perchè l’esperienza dei Daft Punk era pensata a 360 gradi, non era solo emozione incontrollabile quando sentivi il mashup “Around the world” vs “Harder Better Faster Stronger” ma anche un insieme di contenuti visivi legati alle varie produzioni. “Discovery” ne è l’esempio, per il secondo album del duo francese erano stati prodotti una serie di videoclip che sarebbero poi stati utilizzati per creare il film di animazione  Interstella 5555 di Leiji Matsumoto. La consapevolezza della creazione di qualcosa che andasse oltre alla semplice idea di canzone e che prendesse vita in più sfumature dell’arte è qualcosa che avrei voluto vivere in prima persona.


Oppure nel 2013, quando hanno vinto i seguenti Grammy:
– RECORD OF THE YEAR: “Get Lucky”
– ALBUM OF THE YEAR: “Random Access Memories”
– BEST POP DUO/GROUP PERFORMANCE: “Get Lucky”
– BEST DANCE/ELECTRONICA ALBUM: “Random Access Memories”
– BEST ENGINEERED ALBUM, NON-CLASSICAL: “Random Access Memories”

Daft Punk - 56th Grammy Awards
Oppure vi immaginate di essere in un centro commerciale qualsiasi curiosando tra i negozi e trovarvi improvvisamente i Daft Punk che scendono da una scala mobile ed entrano al MediaWorld per comprare l’album “Random Access Memories”? 
Ecco un’occasione dove questa volta i due super-artisti sono scesi sulla terra e hanno camminato tra di noi.

 



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12 luglio 2007
, Traffic Festival, Torino. Ultimo live dei Daft Punk in Italia. Ci si potrebbe fermare qui perché sono sicuro che già con queste poche parole a molti di voi che state leggendo sia venuta la pelle d’oca. Anch’io, come voi, oggi più che mai, avrei voluto essere presente quella sera, in mezzo alla folla, lasciando in tasca il cellulare (ammesso che all’epoca ne avessi avuto uno), per godermi quella che inconsapevolmente sarebbe poi stata l’ultima volta del duo francese in Italia, che smise di esibirsi proprio alla fine del loro tour “Alive”, quello stesso anno. Oggi rimangono i racconti di chi c’era, di chi quella data a Torino l’ha organizzata e di chi è riuscito ad immortalare al meglio delle possibilità quei momenti, permettendoci in qualche modo di riviverli, perché, “One more time, we’re gonna celebrate, oh yeah, all right, don’t stop the dancing”!

 

Lo sappiamo vi abbiamo emozionato almeno un pò, quanti di voi hanno fatto come noi? Di seguito il link spotify del duo per aiutarvi:

 Quindi Voi dove avreste voluto incontrarli?

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