Primo appuntamento del nuovo anno con “NextGen”, la nostra rubrica che vi porta alla scoperta dei giovani talenti italiani della musica elettronica.

Progetto nato nel 2020 ma che ha già superato i 10 milioni di ascolti in tutto il mondo, l’artista romano Astrality ha recentemente collaborato con artisti del calibro di Benny Benassi, Sophie and the Giants e Dardust per il singolo “Golden Nights”, rilasciato da Universal Music, stabilmente nella Top 5 dei brani più passati in radio in Italia.

Ti va di raccontarci gli inizi della tua carriera musicale?

Ho iniziato a frequentare gli ambienti musicali della nightlife romana nel periodo adolescenziale e, avendo già alle spalle esperienza con piano e chitarra, ho deciso di sperimentare anche con la produzione di musica elettronica.

Da lì è stato un percorso in continua evoluzione; ho iniziato a dedicare sempre più tempo a questa passione, nonostante gli studi universitari intrapresi ed il lavoro.

In realtà non è che abbia mai avuto l’intenzione di diventare un musicista di professione, piuttosto sono stato quasi costretto a dedicare gran parte del mio tempo alla musica in seguito alla pandemia, che nel marzo 2020 ha sospeso indefinitamente il mio lavoro.

Astrality nasce infatti proprio in quell’anno e nello stesso periodo decisi di partecipare ad un remix contest indetto dal noto duo britannico Disclosure. In seguito a questo remix sono riuscito a farmi notare e ad ottenere i primi risultati concreti, grazie anche al fondamentale supporto del team di Selected, blog ed etichetta berlinese, che ha creduto nel mio progetto noncurante del mio (scarso) curriculum artistico e dei miei (pochi) ascoltatori mensili.

Diciamo che solo in seguito alla mia prima release con loro (Alone Together) ho iniziato seriamente a vedere la produzione musicale come una possibile carriera a tutti gli effetti e sono stato abbastanza fortunato da entrare in una sorta di circolo virtuoso, in quanto da quel momento c’è stato un susseguirsi di opportunità che mi hanno portato infine a lavorare con Benny Benassi, Sophie and The Giants e Dardust.

Qual è il tuo attuale setup in studio?

Vado molto fiero dei miei monitor JBL LSR2328 pagati circa 200€ quasi dieci anni fa. Ho inoltre un pianoforte a muro, chitarre varie, un Moog Sub 37 ed una scheda audio Focusrite Clarett. Per tutto il resto mi affido principalmente ai plug-in stock di Logic Pro X.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Come molti, credo di fare musica per esprimere quei sentimenti e quegli stati d’animo che non riuscirei ad esternare tramite altri metodi comunicativi, perciò direi che le mie fonti di ispirazione sono il mio passato ed il mio presente, i miei interessi e le mie aspirazioni.

D’altro canto la scelta dell’alias non è un caso, ma è un tributo a tutto ciò che riguarda il cosmos, e questa influenza si può appunto scorgere nelle atmosfere evocate dalla musica che scrivo.

Chiaramente ad un certo punto mi sono trovato nella condizione di dover seguire un filone all’interno della musica elettronica, ed essendo amante della cassa in 4/4 mi sono sempre sentito affine ad un certo tipo di house organica, che riuscisse ad abbinare il sound prettamente elettronico a dei suoni più imperfetti e “terreni”.

Tre tracce che sono state fondamentali nel tuo sviluppo musicale?

The Prodigy – Narayan

Jon Hopkins – Collider

Moderat – Eating Hooks

Come è nata “Golden Nights”, brano realizzato con Sophie and The Giants, Benny Benassi e Dardust?

In realtà tutto è nato grazie all’opportunità di provare a remixareWithin Me, un brano di Dardust e Benny Benassi. Ho scritto degli accordi nuovi, ho cambiato la linea melodica e la tonalità e alla fine della sessione ne era uscita una traccia molto forte, ma totalmente diversa dall’originale. Abbiamo quindi deciso di trattarla come una strumentale nuova e di mandarla ad alcuni cantanti. Qualche tempo dopo, Giorgio Sears, il mio manager, mi ha rimandato indietro il brano che nel frattempo era stato cantato da Sophie. Dopo alcuni mesi di lavoro sull’arrangiamento e dopo vari passaggi fra Benny, Dardust, Sophie e me, ci siamo finalmente ritrovati con le due versioni finali.

Come stai trascorrendo questo periodo? Stai esplorando nuove sonorità?

Mi sto focalizzando sul contrasto fra melodie più tendenti al pop e sonorità scure, appartenenti al mondo della deep house, per la scrittura del mio primo EP. L’idea è di scrivere brani che vorresti ballare ad un festival ma anche ascoltare mentre torni a casa la sera o magari che potresti sentire nella tua serie TV preferita. Insomma, musica che trasmetta una sensazione ben precisa e che riesca a portare l’ascoltatore nel mio mondo.

Puoi anticipare qualcosa ai nostri lettori?

Posso dirti che la mia prossima release è già fissata e ho avuto il piacere di lavorare con una delle etichette più importanti nell’ambito della progressive house.

Sarà un anno pieno di sorprese!

 

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