6SHOTS Episodio #05: Gil Glaze.

Continua la nostra serie di interviste in doppia live su Instagram denominata #6Shots. Per il quinto episodio, abbiamo avuto un ospite internazionale che ha stupito un po’ tutti. Stiamo parlando di Gil Glaze, artista svizzero che, nonostante la giovane età, si è costruito una carriera importante, ed ora è pronto a fare il salto di qualità. Ecco le nostre 6 domande!

 

Gli Inizi.
  • Come è nata la tua passione per la musica e Gil Glaze come artista?

Sono sempre stato interessato alla musica fin da piccolo. Ho fortunatamente iniziato l’approccio alle basi del djing a 16 anni, ho iniziato con successo i miei studi al liceo ecc. ma non ero soddisfatto. Ho iniziato a 16/17 anni ad andare nei club interessandomi prevalentemente a quello che facevano i djs. Dopo aver presenziato a diversi camp a Los Angeles sempre a sfondo musicale, ho iniziato a pensare di costruirmi una carriera per un po’ di tempo e poi mi sono iscritto alla New York University dove per 4 anni ho studiato music production, music theory e songwriting

  • Quali artisti ti hanno ispirato di più?

All’inizio direi sono stato molto ispirato gli Swedish House Mafia, amo quel sound progressive nonostante non sia quello che produco io. Un’altra grande fonte d’ispirazione sono i The Chainsmokers che mi hanno supportato molto negli ultimi anni. In ogni campo aggiungerei. Ad esempio per migliorare anche per quanto riguarda la pop music per un alter ego. Poi mi hanno portato in tour in Australia, a Las Vegas ho suonato con loro e anche in Svizzera. Quindi c’è stato davvero un grande appoggio, ho fatto anche un remix per loro, e posso ammettere che mi hanno ispirato dal giorno 1 e per me il loro supporto è stato un sogno diventato realtà.

Ricordi.
  • Quali sono i ricordi più belli dei live?

Whof! Più bei ricordi? Ne ho tanti! Sicuramente ricordo con piacere Ultra Sudafrica, uno dei festival più belli dove mi sono esibito, ma sopratutto MARQUEE Singapore dove sono stato headliner ed è sicuramente il miglior show che ho fatto nella mia carriera e nella vita. Un’altro bel ricordo è di certo quando in aeroporto a Hong Kong dopo uno show ho ricevuto una mail di Sony per la firma che ha segnato l’inizio della mia carriera con Sony Music e lì ero davvero felice. Mi fermo qui ma ce ne sono molti altri viste le mie esibizioni in molte parti del mondo.

L’etichetta Breeze Records.
  • Sei anche proprietario e fondatore dell’etichetta Breeze Records. Raccontaci di più riguardo al lavoro con la tua etichetta!

Anche qui ho iniziato molto presto e subito a 16 anni ho aperto una sorta di azienda chiamata Breeze in Svizzera. All’inizio a Zurigo promuovevo molti eventi. Non suonavo molto allora, stavo cercando di trovare la mia strada vivendo la scena. Poi ho capito che un’etichetta deve avere uno scopo, una sorta di missione, e qualcosa di unico. Quindi il mio obbiettivo era portare gli studenti internazionali nei club locali in Svizzera, in particolare ogni settimana per un piccolo club a Zurigo dove si sono esibiti anche diversi internazionali Poi mi sono trasferito a New York, e non essendo più in patria non sapevo cosa fare con Breeze per aiutare la mia carriera dopo aver suonato con il collettivo in molti club locali. Sapevo che il passo successivo sarebbe stata la produzione e pubblicare musica. Quindi, come sapete dopo un po’ che non si hanno risposte molte volte dalle label, a 17/18 anni ho pensato che fosse una via più facile usarla per rilasciare la mia musica. Da qui poi sono uscito a firmare con etichette come Sirup, Sony e Armada con la quale ho rilasciato più volte e ora non posso più rilasciare su Breeze per via dei contratti. Quindi mi limito al management, base company e anche ricerca di talenti in Svizzera.

Il futuro del settore per i Live.
  • Cosa ne pensi del futuro di club e festival dopo questa situazione?

Inizio dicendo che in queste settimane ho spesso riflettuto su questa situazione anche per via del fatto che è una domanda che mi viene spesso fatta nelle ultime interviste. E’ una domanda trabocchetto però, poiché nessuno ha una vera risposta. Ad esempio la Svizzera è stata il primo paese a riaprire anche i ristoranti ma mantenendo la distanza sociale. Anche i negozi hanno riaperto e le cose sono più easy. Ma per rivedere i club con 1000 oppure 5000 persone ci vorrà ancora molto tempo. Il mio pronostico è per il 2021. Ho ancora delle date confermate in alcune nazioni per settembre e ottobre ma è ancora tutto da vedere. Per esempio in America ora è una delle nazioni più colpite dove ho perso diversi show. Ma ci tornerò.

Un consiglio per chi sta cercando di far carriera.
  • Nella tua carriera hai raggiunto grandi risultati con il duro lavoro e anche con un background musicale e di studi molto solido. Vuoi dare un consiglio per chi magari vuole fare un percorso come il tuo?

Personalmente la base principale è appunto il lavoro duro, pensare alla musica 24 ore al giorno da quando ti svegli. Io sono solito fare così, pensare a qualcosa che riguarda il mio lavoro costantemente. In gran parte sono il manager di me stesso, quindi svolgo il mio booking autonomamente, mi pubblicizzo ecc. a differenza di molti altri grandi artisti che hanno team con personale alle spalle, io non ho avuto nessuno. Quello viene in seguito, quando ho cominciato, come molti di noi sono partito dal nulla. Io ho iniziato spingendo su ogni club, ogni blog che conoscevo ogni persona che conoscevo perché volevo suonare, perché avevo la mia etichetta e volevo affermarmi come dj. A un certo punto ti rendi conto di tutti i passi che hai fatto, ed è fantastico. E nonostante questi 11 anni da dj non ho ancora capito dove voglio arrivare, perché bisogna essere mossi prima di tutto dal lavoro duro e dalla passione in quello che fai, non perché ti sembra divertente con tutto quello che ruota intorno come l’alcool gratis e tutto quello che puoi trovare in club. Davvero, credete al lavoro duro, io vi auguro il meglio.

In conclusione all’intervista abbiamo condiviso un bel momento con Gil con un piccolo pre ascolto uscito della sua ultima release con Rika, uscita lo scorso venerdì 15 maggio su Sony Music dal titolo Addicted to the Rythm. Eccola qui per voi!

Gli auguriamo il meglio per la sua carriera e speriamo che come tutti noi si torni presto a calcare una dancefloor. Un ringraziamento speciale a GetIn che ci ha permesso di intervistare Gil Glaze.

[ENGLISH VERSION]

Here we are with a new recap of our double live interviews on Instagram called # 6Shots. For the 5th episode, we had an international guest who surprised everyone. We are talking about Gil Glaze, a Swiss artist who despite his young age has built an important career, and is now ready to make the qualitative step. Here there are our 6 shots!

The Beginning.
  • How was born your passion for music and Gil Glaze as an artist?

I have always been interested in music from an early age. Fortunately I started the approach to the basics of djing at 16 years old, I successfully started my studies in high school etc. but I was not satisfied. I started going to clubs at 16/17 years, mainly interested in what djs did. After attending several camps in Los Angeles always with a musical background, I started thinking about building a career for a while and then I enrolled in New York University where for 4 years I studied music production, music theory and songwriting.

  • Which artist/artists inspired you most?

At the beginning I would say I was very inspired by Swedish House Mafia, I love that progressive sound despite not being what I produce. Another great source of inspiration are The Chainsmokers who have supported me a lot in recent years. In every field I would add. For example to improve also with regards to pop music for an alter ego. Then they took me on tour in Australia, I played with them in Las Vegas and also in Switzerland. So there was really a lot of support, I also did a remix for them, and I can admit that they inspired me from day 1 and for me their support was a dream come true.

Memories.
  • What’s your Live best memory?

Whof! Best memories? I have a lot! I certainly remember Ultra South Africa with pleasure, one of the most beautiful festivals where I performed, but the best was headlining at MARQUEE Singapore. It is certainly the best show I have done in my career and in life. Another good memory is certainly when at the airport in Hong Kong after a show I received a Sony email for the signature that marked the beginning of my career with Sony Music and I was really happy. I stop here but there are many others, cause I’ve performed in many parts of the world.

Breeze Records.
  • You’re also owner and founder of Breeze Records. Tell us more about your work with your own label.

Here too I started very early and at 16 I opened a sort of company called Breeze,  in Switzerland. In the beginning, I promoted many events in Zurich. I didn’t play much then, I was trying to find my way by experiencing the scene. Then I realized that a label must have a purpose, a sort of mission, and something unique. So my goal was to bring international students to local clubs in Switzerland, particularly every week for a small club in Zurich where several internationals also performed. Then I moved to New York, and as I was no longer at home I didn’t know what to do with Breeze to help my career after playing with the collective in many local clubs. I knew the next step would be to produce and publish music. So, as you know after a while that there are no answers many times from the labels, at 17/18 years I thought it was an easier way to use it to release my music. From here I went out to sign with labels such as Sirup, Sony and Armada with which I have released several times and now I can no longer release on Breeze because of the contracts. So I limit myself to management, base company and also talent scouting in Switzerland.

The Future of the Live scene.
  • Which is your vision about the future of clubs and festival after this bad situation?

I would start saying that in recent weeks I have often reflected on this situation, adue to the fact that it is a question that is often asked me in the last interviews. It’s a pitfall question though, since nobody has a real answer. For example, Switzerland was the first country to reopen restaurants, but keeping the social distance. Shops have also reopened, and things are easier. But it will take a long time to review clubs with 1000 or 5000 people. My prediction is for 2021. I still have dates confirmed in some countries for September and October but we’ve to check it. For example, in America it is now one of the hardest hit countries where I have missed several shows. But I’ll be back.

Advices for the Rising Stars.
  • In your career, you’ve get some goals with lots of work and also with your background and your musical studies. Could you give an advice to the lots of guys watching us that would like to get a route like yours?

Personally in my opinion hard work is baics, thinking about music 24 hours a day since you wake up. I am used to doing this, thinking about something that constantly affects my work. For the most part I am the manager of myself, so I carry out my booking independently, I advertise myself etc. unlike many other great artists who have teams with staff behind themself, I haven’t had anyone. That comes later, when I started, as many of us, started out of nowhere. I started by pushing on every club, every blog that I knew, every person I knew because I wanted to play, because I had my label and I wanted to establish myself as a DJ. But comes time when  you realize all the steps you’ve taken, and it’s worthy. And despite these 11 years as a DJ I have not yet figured out where I want to go, because you have to be moved first of all by hard work and passion in what you do, not because it seems fun with everything can offer like free alcohol and everything you can find in a club. Really, believe in hard work. I wish you the best.

#6Shots Live w/ Gil Glaze
#6Shots Live w/ Gil Glaze

We wish him the best for his career and we hope that, like all of us, he will return to a dance floor soon. Special thanks to GetIn that allowed us to interview Gil Glaze.

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