Giuseppe Renella, in arte Rnla, classe ’99, originario di Napoli, è uno degli astri nascenti del genere lo-fi.

Con più di 70 milioni di plays, le sue tracce sono state inserite in alcune delle più celebri playlist di Spotify, come “Fresh Finds”, “New Music Friday global” e “Winter Chillout”.

Gli abbiamo fatto qualche domanda per NextGen, la nostra rubrica mensile che si occupa di scovare ed intervistare giovani artisti emergenti italiani.

Come hai iniziato ad approcciarti al mondo della musica?

La musica è sempre stata una passione di famiglia, però mai nessuno è riuscito veramente a coltivarla, da un lato per motivi lavorativi e mancanza di tempo, dall’altro per un insieme di altre vicende.

Ricordo che io ed uno dei miei migliori amici frequentavamo la stessa classe e fantasticavamo sul Tomorrowland, ed un giorno, all’uscita da scuola, quando avevo circa 12 anni, riuscimmo a procurarci FL Studio ed iniziammo a produrre. Da lì poi è nato tutto.

Perché hai scelto un genere come la lo-fi?

In un certo senso non sono stato io a scegliere la lo-fi, ma sono stati piuttosto una serie di avvenimenti della mia vita che mi hanno portato ad iniziare a produrla, come, ad esempio, la morte di mio nonno, il mio idolo.

Prima della sua morte producevo EDM, sognando appunto il Tomorrowland, poi sono caduto in un periodo di depressione, non producendo musica per 2 anni, e quando ho ripreso avevo bisogno di esprimere il mio dolore attraverso la musica e questo è avvenuto in maniera naturale grazie alla lo-fi.

Pensi che in Italia la lo-fi sia un genere ancora considerato di nicchia o credi che, complice anche la pandemia, molte persone l’hanno scoperta e resa più  “mainstream”?

No, non credo sia un genere di nicchia, in quanto sento spesso in giro beat lo-fi, anche nell’ambito pop nazionale, però sembra si faccia fatica ad accettare come un genere così “semplice ma diretto” possa spopolare.

Ogni cosa ha bisogno del suo tempo, e credo che la lo-fi, tra qualche anno, diventerà come l’attuale trap.

Non posso fare spoiler, ma ho prodotto beat per artisti italiani di fama nazionale e non solo, che usciranno molto presto, e parlo di lo-fi, la vera lo-fi!

Molti credono basti aggiungere un pitched vocal ai beat per chiamarla “lo-fi”, ma non è affatto così e presto ascolterete.

Credi ascolteremo mai la lo-fi sul mainstage di qualche evento?

Si, assolutamente! Credo che tra non molto ascolteremo la lo-fi sui mainstage e sogno di essere il primo a farlo, poiché, come ho detto in precedenza, sogno il Tomorrowland da quando avevo 12 anni e quindi chissà! Credo molto in ciò che faccio e sono fermamente convinto che niente è impossibile.

Sto lavorando duramente assieme al mio team per il mio progetto live, sul quale conto molto!

Qual è il processo creativo che ti porta alla creazione di una tua canzone?

Generalmente il tutto parte dalla visione di una serie tv, in particolare “Teen Wolf”.

Sono totalmente affascinato dalle tematiche fantascientifiche e dal mondo del soprannaturale, tant’è che produco sempre con questa serie in sottofondo.

Nella maggior parte dei casi inizio da un giro di accordi, dopodiché passo al canticchiare la melodia, e finisco con le batterie.

Cerco di trasmettere al 100% nei miei beat ciò che vivo quotidianamente.

Qual è la collaborazione dei tuoi sogni?

Ne ho tante, ma se dovessi citarne una in particolare, ti direi gli M83.

Domanda di rito: progetti futuri?

Ho davvero molti progetti in cantiere e da qualche tempo sto cantando sui miei beat, in quanto a settembre rilascerò il mio primo EP, prodotto e cantato interamente da me!

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