Tra i vari obiettivi che mi ero prefissato per questa edizione di Nameless Music Festival, ce n’era uno in particolare che volevo veder realizzato, leggermente diverso dal solito: mi sarebbe piaciuto poter dare voce alle figure che lavorano e fanno funzionare nel migliore dei modi il festival.

Generalmente si cerca di intervistare gli artisti, il fulcro della proposta musicale, in particolar modo gli headliner, ovvero gli artisti principali che vanno a caratterizzare la line up dell’evento.

Questa volta invece, mi interessava conoscere i retroscena di quello che viene proposto al pubblico, scoprire da un personaggio da “backstage” (anche se la persona che abbiamo intervistato sta tutt’altro che dietro al palcoscenico) come nasce quello che abbiamo davanti ai nostri occhi e come si evolve nel tempo.

La persona che ho voluto intervistare è Sergio Cattaneo, show designer di Nameless Music Festival, ovvero colui che ha disegnato gli stage delle ultime quattro edizioni e ci ha emozionato con i suoi giochi di luce durante le esibizioni degli artisti.

E vedrete che in un certo senso è possibile definire artista pure lui, pur non essendo stato in console a trascinare le folle con le loro esibizioni da urlo.

youBEAT intervista Sergio Cattaneo
youBEAT intervista Sergio Cattaneo (photo credits: riccardoaudace)

youBEAT: Ciao Sergio! In questa intervista per youBEAT, ci piacerebbe farti qualche domanda in merito a come si è sviluppata la tua carriera nel corso degli anni. Partiamo dal principio, come hai iniziato ad affacciarti verso questo lavoro?
Sergio: Ciao ragazzi! Partiamo dicendo che sono molto giovane, come tutta la produzione di Nameless Music Festival, ho 25 anni e svolgo questo lavoro da quando ne ho 13. Sono partito con i piccoli teatri di paese, quelli gestiti dagli oratori e dai comuni, e con i saggi di danza. Con un gruppo di amici comprammo i primi fari e casse.
Durante il periodo scolastico, in particolare durante il quinto anno, mi sono dedicato ai musical. Ho seguito produzioni come “Aggiungi un posto a tavola” e “Vacanze Romane” con una compagnia di Seregno (città vicino a Monza, ndr). Ora ho deciso di tenere il teatro e i musical come passione e stimolo! Con degli amici/colleghi, tra cui Claudio Malgrati, il Fonico di NMF, abbiamo deciso di collaborare con una compagnia amatoriale (i Crazy Dreamers).
In seguito, grazie al passaparola (fa notare quanto sia importante nel settore, ndr), ho avuto la possibilità di lavorare per due tournée teatrali importanti: la prima con Lucrezia Lante della Rovere e la seconda con Maddalena Crippa. In queste occasioni, ho avuto la fortuna di conoscere uno dei miei più grandi maestri, Paolo Bettinzoli, a cui devo veramente molto di quello che ho imparato.

y: E da qui sei arrivato in MMS.

S: Da lì, ho girato per alcuni anni di service in service più o meno grandi e per altrettanti ho continuato la mia professione da free lance. Due anni fa ho preso la decisione di abbandonare quest’ultimo ambiente e sono entrato in MMS.
Per MMS (Milano Music Service è una delle tre realtà italiane più grandi per quanto riguarda la fornitura e la progettazione di impianti audio-luci e video per il live entertainment, ndr) svolgo la mansione di Light Designer: seguo gli eventi di CNH Industrial (Case, New Holland, Iveco, Iveco Bus e Astra) in tutte le loro forme, dalle fiere ai lanci di prodotto, seguo numerose convention e qualche sfilata di moda.
Per quanto riguarda NMF, faccio lo Show Designer, quindi oltre a progettare e posizionare le luci immagino e disegno anche ledwall, o meglio, immagino e disegno lo stage per intero. NMF è un evento a cui sono molto legato e a cui tengo molto.

Logo MMS
Logo MMS

y: In apertura ci hai detto di essere molto giovane. Hai portato avanti questa strada solo con la passione o hai fatto studi particolari per raggiungere il tuo livello attuale?

S: Io penso che l’esperienza vera la si faccia direttamente sul campo. Come dico sempre, per imparare questo lavoro bisogna “scottarsi le dita”.
Una base importante per la mia professione sono riuscito a costruirla negli in cui ho lavorato in teatro. Ai miei colleghi più giovani continuo a consigliare questa strada per imparare.
Chiaramente leggo e mi informo molto, perchè questo mondo, soprattutto nell’ambito luci, sta avanzando molto velocemente per stare al passo con il video. Di conseguenza, bisogna documentarsi sulle ultime novità, oltre a leggere numerose riviste, partecipare a corsi d’aggiornamento e frequentare fiere di settore.
Io cerco di confrontarmi molto con molti dei miei colleghi più grandi ed esperti di me. Sono molte di più le volte che chiedo che i consigli che quelle in cui li posso dare, però cerco comunque di fornire il mio supporto agli altri.

La cosa bella è che, non essendo in molti a svolgere questa professione in Italia, cerchiamo di supportarci tanto tra di noi.

y: Ci hai appena detto che godete molto di reciproco supporto tra di voi che, a differenza della scena musicale italiana (anche se in questi ultimi anni sembra che le cose stiano cambiando parecchio), è carica di asti e competizione. Nel vostro ambito riuscite a notare delle differenze?

S: Naturalmente la competizione c’è anche nel nostro settore, ovviamente tutti devono portare a casa da mangiare. La cosa positiva è appunto che tra tanti di noi c’è molto rispetto: io non andrei mai a toccare il lavoro di un’altra persona e se dovessero propormi l’incarico che prima era affidato ad un collega, prima di accettare cerco di capire (soprattutto dal diretto interessato) come mai non viene più svolto da lui e perché è stato proposto a me.
Naturalmente, non sempre poi ci si riesce a confrontarsi, però bene o male, il lavoro c’è per tutti e bisogna solo cercare di non fregarsi a vicenda.

y: Una curiosità, in questo momento stai indossando la t-shirt di Sky Uno HD/X-Factor. Hai avuto modo di lavorare anche per quella produzione?

S: Ho lavorato per Sky il primo anno in cui la trasmissione si tenne nell’X-Factor Arena, tre anni fa. In quell’occasione però avevo la mansione di capo-elettricista. Il L.D. era Marco De Nardi (Made), grande professionista e amico.

y: Ci hai detto che lavori in una delle maggiori realtà in Italia e che segue gran parte dei progetti che stanno dietro ai più importanti eventi che possiamo trovare in giro. Com’è lavorare in un’azienda che ha ritmi così frenetici?

S: Diciamo che lavorare “da assunto” ha a suo vantaggio il fatto che il lavoro non manca e di conseguenza, a fine mese hai lo stipendio, cosa che da free lance non è sempre sicura. Di contro invece, hai il fatto che gran parte del tuo tempo lo passi lontano da casa e che non puoi scegliere tu i progetti che vuoi seguire, quello che ti viene assegnato lo devi fare.
Detto questo, non nascondo che per certi versi è molto pesante: dopo questi tre giorni frenetici del Nameless e altrettanti svolti in precedenza per il set up del festival, la mattina del 5 andrò a Sarnico (comune in provincia di Bergamo che si affaccia sul Lago d’Iseo, ndr) per lavorare al lancio della nuova Fiat 500X Abarth, dove starò per una settimana.

MMS ha un ottimo Team di progettazione Audio, Video e Luci formato da grandissimi professionisti con cui sviluppiamo molti progetti internamente, con Indi (Walter Veronese), il responsabile del reparto video, ho trovato la mia “metà della mela”.
Tornando seri, passo circa 180 giorni all’anno fuori da Milano, in giro per l’Europa, prendendo circa 45 voli e vi assicuro che non sempre si ha voglia di partire.

y: Quindi, diciamo che, nella tua città ci passi poco tempo…

S: Nella mia città ho la residenza, la mia famiglia, i miei amici e la fidanzata a pochi km (ride, ndr).
Alla fine tutto questo ha i suoi pro e i suoi contro, se ho la possibilità di lavorare a grandi eventi a 25 anni e se sono comunque un po’ conosciuto nell’ambiente lo devo, in parte, a MMS.

y: Parliamo invece di Nameless, oltre ad essere la persona che “fa funzionare” il main stage durante le serate, sei anche colui che ha seguito la progettazione e la realizzazione di tutti gli stage. Come nasce il progetto di ogni edizione e quando inizi a lavorarci?

S: Inizio generalmente a buttare giù alcune idee appena terminata l’edizione precedente del festival, prendo rapidi, pastelli , pennarelli e parto. Verso settembre invece, inizio a disegnare un primo mockup, un prototipo di quelli che saranno gli stage che andranno a comporre Nameless.
È un lavoro dove per metà si inventa e per metà si ruba, ci si guarda in giro e si analizza le tendenze del momento. Da lì, sarà possibile ottenere un’idea di quello che poi verrà realizzato.
Durante l’anno poi, con Alberto Fumagalli (CEO del festival) e il resto della produzione, cerchiamo un punto di incontro tra le loro idee e i miei “prototipi”, fino ad arrivare ad una soluzione conclusiva.
A quel punto si concretizzano, entro marzo, i disegni tecnici esecutivi, i render e si da modo agli ingegneri di conteggiare tutto.
Inoltre, con l’esperienza accumulata nel corso degli anni, ho imparato a gestire molte caratteristiche degli stage, che oltre ad essere belli, devono essere funzionali per le persone che vi lavorano sopra: per esempio, voi quest’anno non vedete nessun artista fino a quando è in consolle ma loro hanno ben 2 corridoi d’accesso comodi e illuminati!

Un altro esempio può essere la posizione dei cluster audio, che non devono interrompere la scena, non possono impallare led e luci ma hanno una primaria importanza come posizione e soprattutto larghezza tra loro.

y: Quale genere musicale ascolti principalmente? E cosa ne pensi delle grandi produzioni live nell’ambito EDM?

S: Vi dico la verità, ascolto quello che Anna Pettinelli passa su RDS (risata generale, ndr).
Lavorando molto con la musica, non prediligo principalmente un genere, ma mi sono abituato ad ascoltare veramente di tutto.
Devo dire che ho comunque scoperto un mondo che non conoscevo. Mi piace molto l’ambiente e magari, in un futuro, farò più festival di questo tipo.

Soprattutto, ho trovato degli amici, ragazzi che hanno una grande passione per quello che fanno!

y: Un’ultima domanda, youBEAT non è seguito solo da appassionati di musica dance, di djing e di produzione musicale, ma anche da gente che segue le figure tecniche che fanno funzionare gli eventi (come la tua). Che consiglio ti senti di dare ad un giovane ragazzo/a che vuole intraprendere una carriera come la tua?

S: Consiglio di stare molto attenti a quello che volete fare, non è tutto oro quel che luccica. Oltre ai lati positivi di questo lavoro, c’è anche il lato negativo: sarete sempre in viaggio e di conseguenza sarà difficile avere del tempo libero e mantenere relazioni/amicizie.
Se siete veramente appassionati, vi consiglio di applicarvi molto e se ne avrete la stoffa, il lavoro darà i suoi frutti.

y: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.

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