Dopo un’estate un po’ particolare torniamo a farci raccontare aneddoti e opinioni sulla situazione attuale nel mondo della musica niente meno che da MorganJ. Dalla sua continua e costane crescita con le ultime release, all’analisi di ciò che sta succedendo al mercato musicale. Il produttore genovese classe 1995 é stato l’ospite del settimo appuntamento con 6SHOTS in doppia live su Instagram.

6 SHOTS #07 w/ MorganJ
  • Come è stata quest’estate “particolare”per MorganJ?

Dire bene si sa che sarebbe un po’ “una stronzata”. Gli obbiettivi erano diversi. Con i dischi che erano in uscita, e che poi sono usciti durante la quarantena, la collaborazione con Will Sparks, la collaborazione con Damien N-Drix su Spinnin’, e altre release su Hexagon, l’obbiettivo era davvero un altro. C’erano dei tour da fare, delle belle cose e si prospettava una bella situazione estate/autunno. Il problema poi è che si è bloccato tutto. Si è lavorato tanto in studio. Tanti progetti nuovi e cose che sono nate proprio in quarantena e mai successe senza essa. Tanti artisti big, di grosso calibro, solitamente irraggiungibili trai loro mille tour, erano fermi in studio anche loro e quindi sono nate cose che probabilmente non sarebbero mai arrivate così presto. Quindi niente, ho lavorato tanto e sono contento perché così, non restando fermo, non ho perso il ritmo.

 

  • Parliamo un po’ di releases. Abbiamo visto diverse uscite, frutto di un lockdown produttivo. L’ultima e stata Banshee. Raccontaci un po’ come è andato in questo senso il tuo 2020.

Esatto Banshee è stata l’ultima e questo ad esempio è un disco nato in quarantena. Anche My Body. Progetti iniziati e finiti in quarantena e usciti praticamente subito rispetto ad altri. Per quanto riguarda Corey James, lui ha iniziato a seguirmi su Instagram se non ricordo male con Last Night, mi disse che gli piaceva il mio stile e che gli sarebbe piaciuto fare qualcosa più underground. Io allora gli ho detto perché no? Tanto siamo in quarantena, siamo tutti fermi, facciamo qualcosa. Nata veramente veloce, l’abbiamo stesa in un pomeriggio e rifinita qualche giorno dopo. Lui l’ha mandata subito a Doorn Records, dove Sander van Doorn era contentissimo visto che gli sarebbe avuto un prodotto diverso e sta andando bene. Il supporto molto forte da Afrojack, Fedde Le Grand, Yves V, Will Sparks, e comunque è molto bello ma per quello che si può fare. Ora i supporti sono un po’ superflui per la musica da club, diciamo che è un po’ rischioso fare uscire i dischi. Alcuni dicono meglio fermarsi, aspettare. Ma io sono dell’idea meglio fare uscire più roba possibile per non perdere credibilità, non perdere ritmo, per guadagnare fan base e sopratutto non accumulare dischi che si sono fatti ora e farli uscire l’anno prossimo. Perché io l’anno prossimo voglio fare uscire i “nuovi”dischi.

E il remix di Autostop di Shade?

E’ stato fatto in due giorni, mentre ero in vacanza nella mia casa in Valle D’Aosta. In realtà è nato quando sono andato a esibirmi a Bologna con Rudeejay per l’ultima serata de La Musica Non Si Ferma. E c’era anche Jaro, il produttore di Shade, che ormai conosco da una vita. E quel giorno lui parlava sia con me che con Rudeejay di questo suo progetto di proporre di fare dei remix per l’Italia, da italiani, di tutti generi diversi. Quindi appunto ero in vacanza e mi ha scritto se volessi fargli questo remix per farlo uscire. Avevo già l’idea ed è venuto fuori un bel prodotto anche perché l’originale era già figo. Peccato solo che i remix di questo tipo servono per far suonare le hit estive in discoteca ma, purtroppo…

  • Quanto manca la parte live nella tua vita da dj/producer? Sia per il rapporto coi fan sia in ottica musicale che per quanto riguarda le dirette streaming.

La cosa delle dirette streaming non mi mancherà affatto perché era una di quelle cose che non mi piaceva. Poi per carità in quarantena ok, ho seguito quelle di Christian Marchi di Georgia Mos che poi magari mi invitavano a far due chiacchiere alla fine. Ma quando aprivo Instagram e trovavo una sfilza di dirette sinceramente era un po’ antipatica come cosa. Capisco la noia, però io ad esempio ne ho fatta una sola una settimana dopo il lockdown. Non c’era nessuno in diretta, ho detto va beh dai suono mentre mi faccio l’aperitivo in casa, ma proprio easy non organizzata come molti altri con visual dietro ecc. Ecco questo se devo essere sincero non mi mancherà. La part live manca, però manca come era una volta. Sinceramente ora per com’é la situazione, anche quando i locali sono stati riaperti, a me sinceramente non piaceva. Non mi sarei mai divertito, non mi sarei mai goduto i fan al 100% perché la cosa bella di un live é quando coinvolgi anche il pubblico, quando vai in mezzo a loro, ti fai le foto, ridi e scherzi nel backstage. L’ora di set effettivamente é un contorno a tutto quello che c’è dopo, o prima. Quindi magari viversela così che non puoi fare un selfie perché sennò ti insultano sui social perché non hai la mascherina piuttosto che. Per viverla così preferivo stare a casa e detto proprio papale papale, “produrre a merda“.

In sostanza suonare non incide troppo sulla tua produzione, a differenza magari di altri artisti come Rudeejay.

Ecco secondo me io e Rudeejay per esempio siamo persone completamente diverse nel senso che, lasciando perdere il Covid, io passo molto più tempo in studio dal principio. Lui è un dj di quelli che se trova un giorno libero deve ringraziare. E’ imparagonabile il nostro modo di lavorare. Lui è altissimo come livello di djing, stiamo parlando di una persona che quando fa un tour estivo fa 200 date magari. E’ ovvio che a lui manca quella cosa lì, la sua vita é completamente cambiata.  Invece se parliamo di me sono passato da fare 5 giorni in studio a farne 7. Non è che è cambiato tanto. Io però poi magari dato che in Italia non suonavo tanto partivo andavo in India, dovevo fare il Giappone quest’anno, c’era il Brasile di mezzo. Sono tour che sto una settimana o due o tre, ma poi torno a casa e mi rinchiudo di nuovo. Ovviamente manca perché il divertimento dei tour è una cosa bellissima, però su di me incide molto meno. Proprio io come prodotto. Poi ovvio se avessi la routine di suonare tutti i weekend probabilmente sia economicamente che moralmente mancherebbe.

 

  • Cosa ne pensi di questa evoluzione del mercato discografico in cui i dischi da dance floor vengono un po’ a mancare (giustamente) in favore di dischi più radiofonici e d’ascolto?

Secondo me non è una piega positiva. Parlo a nome ovviamente del mio nome d’arte nel senso he poi io produco di tutto in studio. Però io come MorganJ dico che non è positivo perché io non voglio adattarmi al mercato. Non mi sono mai adattato nel senso che se un’etichetta e un pubblico sono interessati a quello che faccio io, rimangono interessati sia dal punto di vista da fun che musicale. Che poi vada di moda l’hardcore o l’hardstyle se a uno piace quello cha faccio io continua a seguirmi. Poi ovvio che la difficoltà proviene dalle etichette. Fino a qualche anno fa avevo difficoltà anche io e magari cercavo di adattarmi leggermente per arrivare più facilmente ad ottenere un contratto discografico. Ora sono molto più tranquillo. Alle etichette piace quello che faccio perché magari è diverso, è più azzardato o più personale e quindi è più facile per me firmare un disco. L’altra volta mi ha fatto la domanda un ragazzo su Instagram in merito a quante tracce riuscivo a firmare su dieci tracce che facevo. Io gli ho risposto che se va male ne pubblico 9. Devo essere sincero, ora come ora non sto scartando nulla se non per mia scelta prima di mandarle alle etichette. Faccio già una selezione io. Poi ovvio anche io per esempio sto facendo dischi più ascoltabili, tipo Last Night, che se uno vuole se le ascolta anche in cuffietta ma poi il drop è da club. A me non frega niente se non si può suonare, il mio genere e quello e continuo a fare quello. Anche perché tanto bisogna adattarsi a questa situazione. Non si può dire forse a novembre finisce tutto. Bisogna cercare di capire che bisognerà conviverci ma cosa facciamo adesso tutti i produttori di musica elettronica faranno pop? No perché sennò poi il mercato diventa saturo e automaticamente fanno tutti la stessa cosa nello stesso modo e nessuno si differenzia. Io preferisco continuare a fare quello che faccio, avere meno supporti ecc, ma avere credibilità. Poi è ovvio il disco commerciale esce, ma su 10 magari 2 ma sempre col mio stile.

In questo periodo vale la pena far uscire tracce importanti?

Non bisogna rimanere fermi. Vedo tanti produttori che da quando è successo quello che è successo non fanno uscire niente. Però piano piano ce ne stiamo dimenticando di questi produttori. Secondo me è negativo, qualcosina magari anche in free download, mettila. Tanto vale che io da gennaio pubblico una traccia al mese, e durante la quarantena oltre a French Fries ho fatto uscire un bootleg di Lady Gaga e Ariana Grande, mi piaceva e l’ho caricato in free download, una cosa in più. Non è una cosa negativa, mentre molta gente pensa di non far uscire nient’altro “perché sennò la promo…”; ma cosa la promo?! Se un disco e figo, specialmente in free download, io lo butto lì poi chi lo vuole ascoltare lo ascolta. Io magari sono fortunato ad avere tante tracce al momento e di poter essere più tranquillo quindi non sono mai fermo con le uscite, però se uno si ritrova ad avere due dischi e magari ha pure messo anima e cuore in questi lavori e pensa ch farli uscire ora sarebbe un peccato, allora aspettare potrebbe starci. Fosse per me farei uscire tutto, perché tutti i dischi che faccio sono importanti. Se uno mi dovesse chiedere qual’é il disco più importante per te, io rispondo quello che devo ancora fare. Se l’ho già fatto, allora avrei dovuto farlo uscire. Poi ti dico magari i big hanno progetti ed investimenti dietro e lì posso capire, ma per un produttore emergente chettefrega, falli uscire! Il disco più figo è quello dopo. Se ti piace quello che hai prodotto e secondo te è importante fidati che ne puoi fare uno migliore. Poi per esperienza personale, vi dico in quarantena (non faccio spoiler perché non posso) ho fatto un disco con un produttore molto molto forte e il progetto era quello di farlo uscire a novembre, tanto vale che mi ero lasciato novembre libero. Un mese fa circa ci ho parlato e gli ho detto, allora facciamo a novembre? E lui mi ha detto, guarda sinceramente far uscire quel disco lì che potrebbe essere suonato da chiunque, con l’investimento dietro e un”market” per la traccia, sarebbe sprecato, per cui magari facciamola uscire inizio 2021 così abbiamo ancora qualche mese in più per vedere come va. Io gli ho detto guarda, decidi tu perché figurati, io con certe persone ho poco da dire. Altra cosa ad esempio la collab con Will Sparks doveva uscire in quel periodo perché? Perché c’era il Tomorrowland, Ultra e tutti i festival. Doveva essere un disco suonato, perché è stato uno dei miei più suonati comunque. Don Diablo si era impegnato nel far girare la traccia in quasi tutti i set dei dj al Tomorrowland. Cosa fai? Non lo fai uscire? Will Sparks è un altro che fa uscire un disco al mese, abbiamo pensato che magari poi quando si potrà si suonerà.

 

  • Hai fatto un percorso di crescita molto importante e si vede dalle tue releases su etichette di un certo prestigio. Quali sono i prossimi obbiettivi?

Per il tipo di musica che faccio l’obbiettivo è quello di continuare, perché comunque non è facile. Tu mi vedi ora che esco su più etichette ma è facilissimo che l’anno prossimo potrei non uscirci più. Perché se poi continui a fare sempre le stesse cose è facile che loro dicano che hanno trovato gente più in linea con i prodotti che stanno cercando. Quindi anche cercare idee nuove. Altra cosa collaborare con artisti di grosso calibro che però fortunatamente sto riuscendo a fare ma dal punto di vista elettronico per il mio progetto MorganJ è continuare a fare questo. Io mi trovo benissimo con Hexagon, e secondo me è una delle etichette più complete per quanto riguarda l’estetica, l’immagine e la promozione. Esce solo roba bella. Non esce mai un disco che dici “bleah!”. Ci sono etichette che invece fanno uscire più roba scontata che altro. Poi certo c’è anche da dire che è stata la prima etichetta a credere nel genere che facevo. Comunque io le tracce con il genere di What You Want che è stata la prima traccia che mi hanno preso ad Hexagon, io le mandavo in giro ma non interessava. Poi da quando Hexagon l’ha presa hanno iniziato ad accettarmi tracce anche altre label. E’ stato un po’ un fidarsi di quello che potevo fare, e una riconoscenza che mi ricorderò sempre. Obbiettivo dal punto vista mio artistico è quello magari di iniziare a produrre cantando anche.

 

  • Un consiglio da MorganJ per i giovani djs & producers che vorrebbero fare un percorso come il tuo.

Il consiglio che dò è lo stesso che mi diede Will Sparks quando lo incontrai nel backstage nel 2017 al Reload Music Festival. Gli chiesi un parere sul fatto che facevo bounce, mi piaceva, ma non mi cagava nessuno perché era ormai genere un po’ di nicchia e le etichette non lo volevano e quindi che ero in difficoltà. E lui mi disse di continuare a fare ciò che mi piaceva perché poi un giorno mi sarei evoluto, sempre col mio stile, e qualcuno mi avrebbe notato perché se tu fai ciò che ti piace la gente lo capisce. Ed è questo il mio consiglio. Sono arrivato da fare bounce che è totalmente diverso da quello che faccio ora e non lo direbbe nessuno che una volta facevo cassa/basso “tamarrissima”; ora magari sono sempre un po’ tamarro ma comunque più underground, più tech house. Alla fine ho messo la cassa techno/tech house in uno stile più electro house, più commerciale e mainstream. Una cosa che ha fatto poca gente tipo magari Oliver Heldens in particolare sotto anche l’alias HI-LO ma si sente in entrambi. Don Diablo continua col suo stile e il suo genere ma ha voluto un genere un po’ più underground nella sua etichetta e mai avrei scommesso qualcosa su Hexagon. Pensavo più a etichette come STMPD, qualcosa di più ricercato ma etichette che azzardano molto mentre Hexagon faceva roba totalmente diversa ma quando mi ha preso la prima, e poi tutte le altre che comunque erano molto più underground a me sembrava comunque un sogno.

E in quest’intervista notiamo tutto il carisma e la passione nella musica con la sua creatività di MorganJ. Al secolo Daniele Morganti, il classe 1995 di Genova sta pian piano costruendosi una carriera importante. Vi invitiamo a seguirlo sui suoi social ma soprattutto per i giovani produttori a inviare le vostre promo per il suo radio show MorganJ Planet, di cui abbiamo parlato in conclusione all’intervista, esclusivamente alla mail promomorganj@gmail.com (con Dropbox o Soundcloud meglio).

 

 

 

 

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