Un locale che ha fatto la storia del clubbing italiano e non solo, autentica icona in diverse “epoche” musicali. Il Bolgia, storico club alle porte di Bergamo è pronto a sfondare il traguardo dei 20 anni di locale e gestione. Lo scorso 5 ottobre ci siamo stati per seguire la performance del fresco vincitore del DJ Award per la produzione Enrico Sangiuliano, che ha infiammato la dancefloor con un set di 3 ore in cui ha spinto molto toccando però anche diverse sonorità sperimentali e particolari da buon sound designer qual’è.

Non potevamo di certo tornare a mani vuote da una serata così. Abbiamo avuto la possibilità infatti di fare qualche domanda a Giordano Vecchi, che da 18 anni insieme alla sua famiglia e uno staff consolidato guida il Bolgia in un successo che nonostante alti e bassi tipici di ogni mestiere sembra non volersi fermare.

  • Avete cominciato la stagione con grandi nomi. Che progetti avete per quest’anno?

Il Bolgia è appena entrato nella sua diciottesima stagione. Abbiamo inaugurato il 18 ottobre 2002, quindi tra poco compiamo anche gli anni. Ogni stagione è stata il naturale sviluppo della stagione precedente. In questi anni abbiamo attraversato sempre quella che è la musica underground, quella che si può definire con un termine che non si usa quasi più, ovvero “di tendenza”. Quindi in 18 anni abbiamo seguito la sua evoluzione, cavalcando ogni volta quella parte di musica underground, più nuova, più innovativa in modo tale da avere il piacere di esseri i primi a portare certi tipi di artisti in zona. Quest’anno come gli altri anni riconfermiamo in programmazione quelli che sono i cavalli di battaglia delle ultime due stagioni e come ogni nuovo anno integreremo con degli artisti per la nostra zona, per il nostro club, nuovi. In modo tale da avere continuità, ma anche sempre essere propositivi come dovrebbe essere un club come il nostro nel quale vogliamo arrivare a proporre al pubblico cose interessanti ma allo stesso tempo una ricerca continua di un prodotto sempre nuovo, un prodotto che ovviamente è la musica.

  • Demolition Night, Diabolika, Futurama, e ora un calendario prettamente techno. Quante generazioni ha visto questo Bolgia?

In quasi 20 anni di gestione ora ci capita di trovare i figli di persone che ci frequentavo negli inizi degli anni 2000. A volte pensate mi fermano delle ragazze e mi dicono che i loro genitori gli raccontano di esser state concepite nel parcheggio del nostro locale, o più semplicemente che si sono conosciuti nel nostro club. Questo è molto bello perché vuol dire segnare più generazioni. Quello che prima era il passaggio tra fratello maggiore e minore, ora è anche un passaggio di padre in figlio. Padri che ogni tanto vengono anche loro, perché come ci sono i più giovani di diverse fasce d’età molto vicine che vanno a ballare e frequentano i club regolarmente, ci sono anche persone che non vanno più a ballare tutto l’anno ma che quella volta che magari c’è un dj particolare o un artista che c’era anche ai loro tempi gli piace tornare, frequentare il Bolgia, anche solo passare a salutare alcuni amici. Ci sono anche persone che lavorano con me da 18 anni per dire e sono ancora qui. E’ un passaggio tra una generazione e l’altra, e per un club come il nostro attraversare 20 anni sarà un grande risultato. Sono pochissimi i club a livello nazionale e internazionale che siano riusciti ad arrivare a questo traguardo con un nome, un progetto musicale, un direttore artistico e una proprietà sola. Quasi nessuno!

  • Visto un passato illustre con grandi ospiti come deadmau5, Zedd, Steve Aoki, The Bloody Beetrots. Tornerà mai l’elettronica a suonare dentro le mura del Bolgia?

Beh, la musica è ciclica. Quindi molto probabilmente tornerà. Ovviamente l’elettronica che tornerà sarà diversa da quella che c’era prima perché cambiano gli interpreti, cambiano le sfaccettature. Io dico sempre che la musica ha qualcosa in comune con la moda. Quando torna il pantalone a zampa di elefante, che ogni 7 anni torna, ma torna diverso. Se mettessimo quelli di 7 anni prima saremmo degli sfigati perché sono un po’ diversi. Quindi, come serve il pantalone a zampa d’elefante con il taglio nuovo di quest’anno, allo stesso modo quando tornerà l’elettronica tornerà col taglio di quell’anno. Certo si a verso un periodo dove è sempre più difficile definire la musica perché i confini tra techno, elettronica e tech house sono sempre più sottili. Si va verso un’era (che già lo è adesso) di cambiamento, dalla figura del “semplice” dj si passa infatti a quella del dj e produttore, dove i djs producono e suonano musica loro quindi non si tratta più di generi ma della musica di un creatore, di un interprete. E quindi quando l’elettronica tornerà magari troveremo i disc jockey techno di oggi proporre della techno più elettronica, oppure viceversa saranno artisti elettronici di allora a proporsi nuovamente con un taglio più techno. Basti pensare a 10 anni fa, quello che per noi erano i tempi del Futurama, quando Boys Noize proponeva un certo tipo di musica rispetto a quello che fa oggi. Oggi lui potrebbe entrare nella nostra produzione techno, ma ce lo ricordiamo tutti per quello che faceva 8 anni fa, come paladino dell’elettronica tedesca. Quindi i confini sono molto sottili tra i generi, ma tornano con una veste nuova. C’è questo ritorno tech house/house ora, ma l’house che torna adesso è diversa da quella in cui facevamo Tony Humphries, Frankie Knuckles, David Morales, Satoshi Tomiie. Nuovi interpreti sono usciti nel genere con una rivisitazione e un filone musicale adattato all’attualità.

  • Molti locali storici hanno chiuso i battenti. Quali sono secondo te le caratteristiche per portare avanti un locale da così tanti anni e mantenere un alto livello?

Per un locale del nostro genere, molto legato alla programmazione, serve essere sempre in linea con quest’ultima, quanto con la musica underground che cambia, ma anche saper cavalcare i momenti. Noi stessi siamo passati dai primi anni del 2000 con l’house di cui parlavamo prima caratterizzata da Tony Humphries, al 2009/2010 all’elettronica caratterizzata da Steve Aoki, deadmau5 e molti altri, ad oggi che viviamo un momento iniziato nel 2015 con tanta techno e adesso abbiamo una programmazione mista techno con house e tech house. Probabilmente il segreto è saper seguire l’evoluzione musicale, percepire qual’è il movimento che è seguito in ogni momento dalla gente a cui piace ballare in Italia, e proporre sempre l’artista giusto al momento giusto. Se proponi un artista troppo presto sei un precursore e il pubblico non ti segue. Se lo proponi troppo tardi il costo per un ospite importante inizia ad essere eccessivo per un club. Bisogna introdurre artisti in programmazione al momento giusto, con costi accettabili e con un pubblico pronto a sapere chi sta suonando e contemporaneamente a iniziare a seguirlo. Questione di tempismo. Oltre a questioni più ampie, come i cambiamenti nel modo di pubblicizzare, e soprattutto nella gestione.  I locali ormai sono vere e proprie aziende sotto ogni aspetto, quindi vanno gestiti diversamente rispetto 20 anni fa. Per chi sa seguire l’evoluzione, la sa fiutare, e la segue è possibile far durare tanto un club, evolverlo e sperare di farlo crescere ancora. Dopo tutti i club hanno avuto momenti di alti e bassi però i momenti di auge devono essere sempre inferiori a quelli bassi.

  • Sappiamo che a livello organizzativo ci siete dietro ancora voi quindi immagino stiate già lavorando su Shade Music Festival. Cosa ci regalerete per l’edizione 2020?

Shade è stato per noi il naturale sviluppo di quello che sono tutt’ora tanti anni di club. Sia per proporre artisti che già venivano da noi, ma anche per artisti che necessitano di palcoscenici più grandi e importanti. Nel corso di questo 2019 si è tenuta la quinta edizione. Le prime 4 si sono svolte alla Fiera di Bergamo, l’ultima al PalaFacchetti di Treviglio. In realtà attualmente entrambe le location non sono più disponibili per motivi diversi. La fera ha avuto problemi di gestione mentre il palazzetto è stato colpito da un piccolo uragano che ha scoperchiato il tetto e non è ancora stato rifatto. Quindi in questo momento Shade sta studiando un piano per avere quella che può essere una nuova casa attraente per la sesta edizione. al momento si sta lavorando ma per ora è ancora tutto top secret perché i piani devono ancora andare in porto. Bisogna tenere duro ancora sicuramente fino alla fine dell’anno, e lì si inizierà a capire dove andrà e quello che sarà lo sviluppo di Shade.

Ringraziamo molto Giordano e tutto lo staff del Bolgia per la disponibilità e collaborazione. Di questo passo non ci stupiremo tra altri 20 anni magari ne vedere i nostri figli andare a ballare in un tempio che se è iconico ora figuratevi tra altre due decadi.