Durante Nameless Music Festival abbiamo avuto l’opportunità di intervistare SLVR, giovane dj e producer proveniente dal vivaio Nameless che abbiamo imparato a conoscere per le sue ottime release a cavallo tra Bass, G-House e UK garage e i suoi set mai banali. Le sue ultime produzioni pubblicate su etichette di importanza internazionale come Spinnin Records (che lo considera tra i Next acts) e Musical Freedom e i remix ufficiali per Martin Garrix e Sandro Cavazza lo hanno proiettato tra gli artisti più apprezzati anche fuori dai confini italiani e dopo un anno pieno di sorprese l’abbiamo intervistato per fare il punto della situazione sulla sua carriera e scoprire qualcosa sul suo prossimo futuro.

  • Hai appena finito di suonare sul mainstage, raccontaci un po’ com’è andata e come ti senti.

Bene, è andata molto bene, ho anche suonato qualche canzone che non avevo ancora mai proposto nei miei set e la risposta da parte del pubblico è stata ottima quindi sono molto contento.

  • Nella tua carriera artistica hai fatto una scelta molto particolare, fino a qualche anno fa generi come G-House o House erano difficili da sentire durante un festival EDM perchè molto radicati alla club culture, ora invece è quasi normale trovare almeno un set di questo tipo in tutti gli eventi di maggior successo grazie anche alla spinta di artisti del calibro di Malaa o Tchami, tu come hai vissuto l’approccio dei fan a questo genere? Pensi che siano più propensi ad ascoltarla anche ad un evento come Nameless che è estraneo al luogo di nascita di questo genere ovvero il club?

C’è stata sicuramente un’evoluzione del genere dovuto all’apprezzamento mostrato dai fan: qualche anno fa per esempio inserivo più mashup all’interno dei miei set in modo da renderli più “radiofonici” e non spiazzare chi non era ancora abituato a questo stile, ora invece che ho un po’ più di release sulle spalle che sono andate abbastanza bene tendo ad azzardare un po’ di più anche perchè mi rendo conto che anche il fan medio vuole sentire qualcosa di nuovo e il mio genere in questo momento può sfruttare come trampolino di lancio il ritono dell’house come genere di moda.

  • Per quanto riguarda il discorso Festival contrapposto al Club, tu dove preferisci suonare?

Idealmente ti dico club, però attualmente in Italia sono costretto a risponderti festival perchè molta gente non va in un club per la musica ma per passare il tempo e fare festa, quindi non è ancora pronta, in un festival come Nameless invece molte persone sono qui per sentire la musica e determinati artisti. Nameless ha lavorato molto bene negli anni proponendo innovazione dal punto di vista della proposta artistica e affiancandola alla vera esperienza di un evento da vivere in compagnia.

  • Quando hai scelto questo genere di musica per rappresentarti però non era così mainstream, qual è stata la canzone che ti ha fatto fare questa scelta artistica?

Sono partito da Oliver Heldens, mi colpì molto la sua release “Gecko” su Spinnin o anche “Shades of Grey“, un’altro artista che mi colpì molto per il groove nelle sue canzoni è Skrillex; son sempre stato appassionato di tech-house comunque, anche perchè ho cominciato a fare il dj nei pre-serata e quello è ciò che mi piaceva suonare, poi una volta iniziato a produrre ho cercato di mettere assieme tutte queste sfumature di genere.

  • Di solito quando si inizia a fare qualcosa si ha sempre un personaggio di riferimento, non perchè lo si vuole copiare ma perchè è uno stimolo o ci si riconosce in lui, qual è stato l’artista che più ti ha ispirato in questi anni?

Sicuramente Skrillex, ha la capacità di essere riconoscibile in ogni sua produzione indipendente dal genere, il mio obiettivo è riuscire a fare la stessa cosa rimanendo nei canoni dell’house ma facendo capire che la mia sonorità non è solo quella che si conosce ora e che all’interno dello stesso genere ci si può evolvere e diventare unici.

  • Per quanto riguarda l’innovazione artistica, chi è secondo te il produttore che sta proponendo qualcosa di nuovo che potrebbe essere il prossimo step per la musica elettronica?

Sicuramente io (ride, ndr); a parte gli scherzi ti direi Diplo, se vai a sentire il suo set al Coachella è pieno di tracce non rilasciate molto interessanti, ci sono comunque moltissimi artisti che provano a fare qualcosa in più ad ogni release.

  • Quali sono  tuoi progetti futuri?

Tra le cose che posso svelare c’è il fatto che ho firmato con Spinnin e ho due tracce pronte per loro, sto inoltre lavorando a due collaborazioni abbastanza grosse una delle quali con un artista che verrà a Nameless o forse è già venuto, voglio lasciarti sulle spine; non vedo l’ora di suonarle quest’estate quando andrò in Croazia.

  • Guardandoti indietro qual è la traccia a cui sei più affezionato?

Sicuramente “Kinda“, il primo singolo su Spinnin! E’ stata una sorpresa inaspettata perchè il mio manager l’ha mandata quasi per caso a Spinnin e dopo poche ore hanno risposto che la volevano firmare subito, chiaramente non me l’aspettavo.

  • Quindi il tuo viaggio parte dai pre-serata nelle discoteche della zona e arriva fino a Spinnin, secondo te c’è una strada fissa che i giovani producer devono seguire per fare successo oppure non è unica e ce ne sono diverse?

Guarda secondo me la via è quella di sbattere la testa su un sequencer per ore e ore e di prendere ispirazione ma non copiare nessuno, sperimentare cose nuove anche se all’inizio sembrano non funzionare; il duro lavoro in qualche modo paga sempre. Io personalmente le tracce che reputo migliori le ho prodotte sempre di notte e sono nate quasi casualmente. C’è da dire comunque che la taccia che funziona può essere creata anche in 12 ore, ma per perfezionarla ci vuole molto tempo, anche mesi.

Guarda la performance di SLVR a Nameless Music Festival 2019 qui:

Ringraziamo SLVR e Nameless per la loro disponibilità a concederci questa intervista.


 

 

 

About Gregorio Citterio

Laureato in Informatica Musicale presso l'Università Statale di Milano, appassionato di musica elettronica e sound design. Autore delle rubriche "Serum Tutorial" e "The Dark Side of EDM".

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