C’è qualcosa che succede quando entri nel mondo di SkorpioKlub: la musica, l’estetica e l’energia del dancefloor sembrano far parte dello stesso racconto. Dietro questo progetto c’è Stereoliez, produttore e DJ che negli ultimi anni ha iniziato a costruire una delle identità più interessanti della nuova scena club italiana.
L’8 marzo scorso questa visione ha preso forma nella ClubRoom del Gate di Milano. Una sala club raccolta, quasi compressa: uno spazio intimo dove la distanza tra console e pista è minima e l’energia sembra accumularsi fino a esplodere. Qui SkorpioKlub ha trovato un contesto naturale, dove musica, estetica e community si fondono in un unico racconto.
In questo scenario Stereoliez non è stato semplicemente il DJ che ha guidato la serata, ma il punto di equilibrio di un progetto più ampio: un universo creativo a tutto tondo che spesso prende forma anche fuori dai club convenzionali e vive molto nella dimensione visiva, tecnologica e digitale che accompagna ogni evento. L’evento non ruotava attorno a un unico headliner, ma a una line-up pensata come un vero ecosistema di talenti, con i DJ
che si alternavano alla console, spesso condividendola in momenti di back-to-back spontanei che hanno trasformato il set in un flusso continuo di energia. La pista ha risposto con lo stesso ritmo: vicina, compatta, completamente immersa nel suono. A colpire era anche il setup in console. Stereoliez ha scelto una configurazione poco convenzionale: al centro la XDJ-AZ, affiancata da due CDJ-3000X, mentre in cuffia utilizzava le HDJ-F10 con tecnologia SonicLink di AlphaTheta, per un monitoring completamente wireless. In una stanza così raccolta, dove DJ e pubblico condividono praticamente lo stesso spazio, l’assenza di cavi diventava quasi parte dell’esperienza. Nel pomeriggio, poco prima dell’apertura delle porte, abbiamo incontrato Stereoliez per parlare del suo percorso nella produzione e della visione che sta costruendo dentro e fuori dal club.
Di seguito l’intervista con il nostro founder Matteo Villa
Matteo: SkorpioKlub sembra più di una semplice format: ha un’estetica precisa, un’identità visiva, un suono riconoscibile, ma ci è sembrato quasi più un universo creativo. Da dove nasce questa esigenza e come ci sei riuscito?
Stereoliez: Non ho mai concepito Skorpioklub come un format; nasce proprio dal bisogno di dare una forma più completa alla mia musica, come esigenza di far vedere quello che artisticamente ero diventato. Per me Skorpioklub non è solo il singolo DJ set ma anche tutto quello che lo circonda: immaginario visivo, atmosfera, tipo di pubblico, energia della serata. Ho proprio sentito l’esigenza di dare una forma più precisa a tutto questo e costruire un progetto che unisse queste dimensioni con una loro identità ben precisa.
Matteo: Tu però non sei solo il DJ del progetto: sembri anche l’art director. Quanto lavori direttamente su estetica, video e identità visiva?
Stereoliez: In Skorpioklub ho cercato di mettere tutto me stesso e quello che esattamente avevo in testa. La grande fortuna è stata anche trovare in aggiunta un piccolo team di persone che gravitano intorno al progetto e che sostengono ed espandono pienamente le mie idee a riguardo. Penso che oggi un progetto musicale abbia bisogno di una visione più ampia. La musica resta il centro, ma l’immaginario che costruisci attorno è quello che rende un progetto davvero riconoscibile e con Skorpioklub è la prima cosa su cui ho puntato.
Matteo: Se torniamo indietro alla tua carriera: hai pubblicato release come “MollyBreath” su Confession e altre su Hysteria Records, Night Service Only, Buygore, Generation Hex, Sans Merci e molte altre, ricevendo il supporto di artisti del calibro di Skrillex, Diplo, Zedd, Dj Snake, Tchami. Quali sono state le soddisfazioni più grandi e le sfide più toste che hai vissuto come produttore lavorando con queste etichette?
Stereoliez: Sicuramente quando alcune tracce hanno iniziato a ricevere supporto internazionale. Quando senti un tuo brano suonato da artisti che segui da anni capisci che qualcosa sta succedendo davvero. È una sensazione molto forte. Ti mette sicuramente davanti a standard molto alti. Ogni label ha una direzione sonora precisa e aspettative molto chiare. Devi trovare il modo di dialogare con quella visione senza perdere la tua identità. Allo stesso tempo lavorare con label internazionali significa anche confrontarsi con aspettative molto precise: timing delle release, feedback , revisioni. È un processo che ti mette alla prova ma che ti aiuta anche a crescere molto. E’ un po’ la prova del 9 che ti permette di capire che quello che stai facendo inizia a funzionare.
Matteo: L’evento al Gate è stato particolare anche per un altro motivo: sembrava quasi un ritorno alla dimensione più pura del club. Una sala raccolta, il pubblico molto vicino alla console e una line-up che si alternava spesso in back-to-back. Era una scelta precisa?
Stereoliez: Sì, perché volevo ricreare proprio quell’energia lì. Quando il pubblico è vicino alla console e i DJ condividono lo spazio succedono cose più spontanee. Il back-to-back crea momenti molto liberi e spesso sono quelli che rimangono più impressi.
Matteo: A colpire durante la serata era anche il setup: una XDJ-AZ al centro affiancata da due CDJ-3000X. È una configurazione che usi spesso?
Stereoliez: No ma ho testato moltissimo in studio XDJ-AZ ed è comodissima anche per eventi di questo tipo, perché hai tutto in un unico sistema: quattro canali standalone, schermo grande e libreria pronta su USB. In club puoi usarla da sola oppure come cuore della console ed espanderla con i player. È un setup che ti dà molta libertà. Un’altra cosa interessante è
che la tecnologia SonicLink è integrata direttamente nella console, è molto comodo perché semplifica tutto. Arrivi in console, accendi le cuffie e sei pronto. Meno cavi, meno elementi da collegare e meno possibilità di problemi durante il set.
Matteo: Esatto, abbiamo notato subito durante il soundcheck che suonerai con cuffie senza cavo, wireless. Per molti DJ eliminare il cavo è ancora quasi un tabù. Come ti sei trovato?
Stereoliez: All’inizio anche io ero curioso ma un po’ scettico, perché la prima cosa a cui pensi è la latenza. In realtà con SonicLink la sensazione è molto simile a quella del cavo: il monitoring è immediato e molto stabile. Dopo poco ti dimentichi completamente di avere cuffie wireless.
Matteo: In una sala come quella del Gate, con il pubblico praticamente attaccato alla console e il volume molto alto, l’isolamento diventa fondamentale.
Stereoliez: Esatto. Ed è una cosa che mi ha colpito di queste cuffie di AlphaTheta è anche che con la sala molto rumorosa riesci a sentire chiaramente la traccia che stai preparando. Questo ti permette di lavorare sul mix con precisione senza dover alzare troppo il volume in cuffia.

Matteo: Queste cuffie però non sembrano pensate solo per il club. Le usi anche nella vita di tutti i giorni, in studio ad esempio?
Stereoliez: Sì, ed è una cosa che mi piace molto. In studio le uso per preparare la musica perché il suono è molto preciso. In club funzionano bene per il monitoring, e quando viaggio o sono in giro posso usarle tranquillamente in Bluetooth per ascoltare musica. Alla fine diventano uno strumento che ti accompagna in diversi momenti della giornata.
Matteo: Restiamo in tema tecnologia: che idea ti sei fatto dell’impatto degli strumenti di AI nella music production? Secondo te stanno alzando l’asticella creativa o rischiano di appiattire il suono?
Stereoliez: Penso che dipenda molto da come li usi. Possono essere strumenti utili per generare idee o fare sketch veloci, ma la parte creativa resta sempre dell’artista. Se usati bene possono velocizzare alcuni passaggi del workflow, ma il rischio di omologazione esiste se ci si affida troppo alla tecnologia.
Matteo: E visto che sei già un produttore piuttosto esperto, quando produci, parti più spesso da drums e groove, da un hook melodico o da una reference? E qual è il tuo workflow tipico in studio?
Stereoliez: Di solito parto dal groove. Se la base ritmica funziona, tutto il resto arriva più facilmente. Poi lavoro su un elemento distintivo – un hook o un suono particolare – e costruisco l’energia del brano attorno a quello. Un passaggio fondamentale per me è sempre testare le tracce in console: quando funzionano nel mix con altri brani capisci davvero se sono pronte.
Matteo: Ultima domanda. Se pensi al futuro — sia per te che per SkorpiokluB, cosa ti piacerebbe costruire nei prossimi anni?
Stereoliez: Mi piacerebbe continuare a sviluppare il progetto mantenendo questa libertà creativa. Fare musica, portarla nei club ma anche continuare a costruire un immaginario attorno a quello che faccio. Se Skorpioklub riuscirà a crescere mantenendo questa identità, allora saremo sulla strada giusta. L’obiettivo è farlo diventare sempre più un punto di incontro tra musica, immaginario e community, un progetto che continui ad evolversi.
