Nel cuore delle Alpi francesi, tra panorami innevati e bassline che risuonano in quota, Tomorrowland Winter si conferma ancora una volta come uno degli scenari più suggestivi per la musica elettronica contemporanea. È qui che abbiamo incontrato Space 92, subito dopo un set intenso e carico di energia, capace di trasformare il freddo della montagna in un’esperienza emotiva condivisa. Tra techno potente e suggestioni cinematografiche, il producer francese ha costruito una performance in continua evoluzione, giocata su equilibrio e progressione. Nel corso dell’intervista, ci ha raccontato il suo approccio al live, il modo in cui legge la folla nei primi minuti di un set e l’importanza della melodia come punto di partenza creativo. Un dialogo che restituisce l’immagine di un artista attento non solo all’impatto sonoro, ma soprattutto al viaggio emotivo che ogni performance può generare.
YouBeat: Dopo aver suonato un set così energico in un contesto come questo, qual è la sensazione o l’idea che vorresti che il pubblico si portasse via?
Space 92: Quando costruisco un set, cerco di unire energia ed emozione. Cerco sempre di fare entrambe le cose, perché penso che sia proprio questo a rendere tutto più interessante. È quello che provo a fare ogni volta. E oggi ero davvero felice, perché ho iniziato con molta energia e poi, quando sono passato a qualcosa di un po’ più trance, ho sentito arrivare anche l’emozione. Si vedeva nella gente, nelle loro reazioni. A quel punto ho pensato: ok, posso dare ancora di più. Perché quando prepari una tracklist non è mai facile capire come funzionerà dal vivo. Ho un po’ di esperienza con Tomorrowland, ma non si può mai sapere davvero. Era la mia prima volta a Tomorrowland Winter, e faceva davvero freddo. All’inizio ero un po’ cauto, ma dopo qualche traccia, quando sono entrato in qualcosa di più emotivo, le persone hanno iniziato a seguirlo davvero. E lì ho capito che potevo spingermi oltre.
YouBeat: Nei primi minuti di un set, cosa osservi nel pubblico per capire fino a dove puoi spingerti?
Space 92: Osservo molto le persone — i volti, le espressioni. Se vedo sorrisi, capisco che sono nella direzione giusta. Se invece la gente balla ma senza esprimere qualcosa in più, allora sento che sono in una situazione più “standard”. Funziona, ma non è ancora quello che cerco. Perché voglio trasmettere emozione. Non voglio solo far ballare le persone — voglio che sentano qualcosa. Non dico farle piangere, capisci cosa intendo, ma voglio portarle dentro un viaggio.
YouBeat: La tua musica ha spesso un’impronta cinematografica e “spaziale”. Quando suoni dal vivo, cerchi di raccontare una storia o creare un percorso emotivo?
Space 92: Sì, assolutamente. Cerco sempre di costruire qualcosa da A a Z, come un decollo. Qualcosa che cresce continuamente, che sale sempre di più. E alla fine arriva come un’esplosione, quel momento in cui tutti restano senza parole. È quello che cerco di fare ogni volta. Perché oggi, in molti DJ set, tutto è molto piatto. Si parte subito forte, molto intenso, ma senza progressione. Io cerco ancora di costruire quella progressione. E oggi ero felice perché l’ho sentita davvero nel mio set.
YouBeat: Cosa ti ispira quando crei nuova musica? Parti dalle voci, dalle atmosfere o da altro?
Space 92: Le melodie. Sempre le melodie. A volte ho già qualcosa in testa e provo a costruirci sopra. Poi magari aggiungo le voci dopo, dipende. Ma il punto di partenza è quasi sempre la melodia. Fin da quando ero piccolo, anche quando andavo in bicicletta, avevo melodie in testa. Poi ho iniziato a riprodurle al computer. A volte funziona, a volte no — ma parte sempre da lì.
YouBeat: Grazie mille per il tuo tempo e per il set di oggi.
Space 92:Grazie a voi, è stato un piacere.
In un contesto unico come quello di Tomorrowland Winter, dove ogni elemento contribuisce a creare un’esperienza immersiva, la visione di Space 92 si inserisce in modo naturale. La sua attenzione alla progressione, alla connessione con il pubblico e alla dimensione emotiva del set riflette un approccio sempre più consapevole alla performance elettronica.
Più che una semplice sequenza di tracce, il suo live si configura come un percorso costruito passo dopo passo, capace di adattarsi all’energia del momento e alle reazioni della folla. Ed è proprio in questa capacità di ascolto — del pubblico e di sé stesso — che si definisce la sua identità artistica: quella di chi non si limita a far ballare, ma cerca di accompagnare le persone all’interno di un vero e proprio viaggio.
