SpotiMatch è un tool tutto italiano sviluppato da Clockbeats per annullare le distanze tra artisti e creatori di playlist su Spotify.

 

Ma cos’è che ha spinto la Clockbeats SRL nella creazione di questa piattaforma? Una visione pura e concreta dell’artista, che può realmente considerarsi indipendente e autonomo. Con un budget minuscolo potrà infatti auto-promuovere il proprio materiale e farlo circolare in un’infinità di playlist, grazie ad un matching perfetto. Ma c’è di più. Infatti SpotiMatch è pensato an che per i creatori e curatori di playlist, e rappresenta per questi ultimi un vero e proprio aiuto nella gestione di ogni traccia ricevuta.

Alla base del funzionamento vi è una vera e propria scansione ai raggi X delle tracce e delle playlist, che attraverso un algoritmo sviluppato dall’italiano Nicolò Mantini, co-founder di Clockbeats, filtra e collega ogni traccia con la playlist migliore, seguendo sette parametri.

La prima scelta da fare una volta approdati sul sito è quella tra Artist e Playlist Curator.

L’artista avrà l’opportunità di scegliere le playlist più vicine al proprio stile e sound. Potrà quindi proporre, contattare ed infine inviare il proprio materiale ai playlist curator. Il tutto al fine di aumentare e rafforzare la popolarità dei propri brani su Spotify. Importante anche la possibilità di monetizzare e quindi guadagnare con la propria musica.

Discorso similare per i Playlist Curator. Tra le particolarità di questo servizio, la possibilità di poter scegliere le tracce senza doverle per forza ascoltare. Anch’essi potranno trarre guadagno dalle proprie playlist, aggiornandole con le tracce appena arrivate nella propria inbox.

Tra gli artisti più importanti che già utilizzano SpotiMatch troviamo Phil Weeks, Yung Belial e gli italiani Planet Funk. Senza dubbio siamo difronte ad un modo di vedere e condividere la musica tutto nuovo. Come lo stesso Paolo Mantini – CEO di Clockbeats – afferma, SpotiMatch è una trasposizione musicale(più complessa e specializzata) di Tinder, la famosa app di incontri. L’automatismo che non perde la costante umana, il tutto al fine di emancipare l’artista e la sua stessa musica, rendendolo chiave del suo stesso successo e facilitandolo in quello che ad oggi è il passo più difficile per “sfondare”: la condivisione.