Sono le 05:00 di domenica 05 marzo 2017, alle nostre spalle stiamo lasciando l’uscita dei padiglioni di Lingotto Fiere, la location dove si è appena tenuta la terza edizione di Reload Music Festival. Nel breve tragitto che ci porta verso il parcheggio, anche se stanchi, iniziamo a fare i primi commenti a caldo su quanto appena vissuto: l’evento è stato soddisfacente, molto bello artisticamente parlando.

Tutto sommato però, un giudizio completamente positivo non è possibile attribuirglielo: purtroppo alcuni dettagli hanno fatto vacillare la nostra idea di evento ben riuscito. Tra questi, l’ora passata in coda al guardaroba sperando di riuscire a recuperare i capi lasciati ad inizio evento, mentre dal mainstage arrivavano i suoni di Getter prima, quelli di Brennan Heart poi.

Nel mese a seguire, le opinioni che hanno infiammato il tab “Recensioni della pagina” del festival e i gruppi EDM addicted su cui si ritrovano le centinaia di persone appassionate, hanno seguito questa linea (alcune anche con tono alquanto polemico).

Quella che vogliamo raccontarvi attraverso questo articolo però, NON è LA TERZA EDIZIONE DI RMF. Degli eventi accaduti lo scorso anno, avevamo già avuto modo di parlarne attraverso un’apposita edizione di #yBDiaries (che potete leggere qui).

Quello che vogliamo raccontarvi attraverso questo articolo, è il lavoro che un team composto prevalentemente da persone molto giovani, facendo tesoro delle critiche ricevute durante gli ultimi mesi, è riuscito a fare con la quarta edizione di Reload Music Festival.

Tutti i punti che l’anno scorso avevano condizionato la buona riuscita dell’evento sono stati ampiamente migliorati: partendo proprio dal sopracitato guardaroba, grazie all’introduzione dei locker (già utilizzati da diversi anni nei grandi festival europei) e al potenziamento di quello classico – quest’anno gestito con più personale e suddiviso in file numerate, il servizio offerto è stato di gran lunga soddisfacente.

Altra nota dolente che aveva condizionato la scorsa edizione del festival, era stato l’uso massivo dello spray al peperoncino da parte di persone che non hanno niente a che fare con la musica elettronica, men che meno con la festival culture. Grazie a controlli più intensi da parte della Security, sia nelle operazioni di ingresso, che nella sorveglianza della sala, anche questo punto è stato soppresso, rendendo il clima ideale per divertirsi in sicurezza.

Certo non possiamo chiedere la perfezione in tutto, difatti un piccolo intoppo nella gestione degli ingressi c’è stato e coloro che si sono presentati in tarda serata, hanno avuto difficoltà ad accedere all’evento. In ogni caso, attenendosi alle indicazioni degli organizzatori e presentandosi agli ingressi negli orari consigliati, era possibile accedere direttamente senza alcun problema.

Anche quest’anno, punto più che a favore del festival è stata la lineup: come gli altri anni, la produzione del festival ha saputo integrare al meglio artisti di richiamo per il grande pubblico (mainstream se così vogliamo definirli), come Alan Walker, Timmy Trumpet, Nervo ed altri artisti che di rado abbiamo la possibilità di vedere nella nostra amata Italia, tra cui Eptic e SAYMYNAME.

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In un certo senso possiamo definirla una scelta azzardata, ma più che azzeccata, che ha portato a Torino – seppur in modo minore – la musica e l’experience di grandi eventi settoriali come il Don’t Let Daddy Know (BigRoom e EDM a 360°) e il Rampage (Bass Music), in corso la stessa sera, rispettivamente ad Amsterdam il primo e ad Anversa il secondo.

Caratteristiche degne di nota e che non sono di certo passate inosservate sono l’impianto audio, potenziato notevolmente rispetto alle edizioni passate e rivelatosi formidabile con tutti i generi musicali proposti in line up, e il mainstage, proposto con un design molto più semplice e minimale rispetto a quello esegonale dello scorso anno, ma di gran lunga di impatto con i visual degli artisti in programma, entrambi curati da AMOI Production.

Le premesse e le promesse fatte dall’organizzazione durante l’ultimo anno sono state raggiunte e di conseguenza, non possiamo quindi far altro che complimentarci con quanto realizzato. Guarda le dirette dei set sulla pagina Facebook di RELOAD MUSIC FESTIVAL!

Ora non ci resta che attendere la prossima edizione dell’evento, già presente sui canali social del festival con il nome di “5 years of Reload Music Festival”. Che dite, potrà bastare per prepararci a quanto accadrà il 2 marzo 2019?

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