Campionare: una pratica semplice, diretta, intuitiva. Almeno oggi. Nel 1980, anno di nascita della MPC60 (Midi Production Center 60), il campionamento era ancora ai suoi albori e, sopratutto quello digitale, era tutto ancora da scoprire. Fu un progetto del designer Roger Linn (Linn Drum) insieme ad AKAI, che portò finalmente sul mercato una macchina a campionamento digitale, dai suoni realistici e da sequenze innovative e moderne.

La MPC60 nel corso degli anni ha totalmente rivoluzionato e sconvolto il mondo dell’HipHop e dell’RnB, diventando la workstation simbolo di questi due generi musicali. Ma ha anche stravolto se stessa. Nata infatti come semplice Drum Machine, si è trasformata nel tempo in una vera e propria workstation per BeatMakers.

Ma cosa offriva al tempo questa macchina? La possibilità di essere sincronizzata via MIDI. Ma anche un lettore floppy nel quale inserire i campioni digitali e 16 pad sensibili alla pressione. A tutto ciò vanno anche aggiunti un “patrimonio” di 128 campioni, una polifonia a 16 voci e il campionamento a 12 bit, che fa di questa workstation un oggetto unico, dal sound inimitabile: cupo e “vintage”.

Non solo l’Hip Hop nella grande famiglia di sound della MPC60. Anche la stessa House fonda le sue radici in questa “finta” drum machine.

La particolarità di questo strumento stava anche nella sua forma. Non aveva tasti pesati, niente corde. Uno strumento che si palesava agli occhi dei curiosi con soli sedici pad grigi, che facevano pensare a chiunque di essere in grado di utilizzarla, a differenza di un ben più (apparentemente) complesso pianoforte o di una chitarra. Nel 1991 ne fu prodotta una nuova versione, una MPC60 che offriva al pubblico un’uscita jack per cuffie, e dall’anno della sua uscita ad oggi tanti sono stati gli artisti che l’hanno resa famosa.

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DJ Premier, Kanye West, Jean-Michel Jarre sono solo alcuni dei nomi più importanti. Ma dietro tutti gli artisti, dietro ogni pad, dietro questa grande macchina e dietro a Roger Linn, c’è qualcosa di ancora più grande, esploso in silenzio e senza preavviso. Lo scoppio di quella che potremmo definire come la seconda rivoluzione industriale della storia della musica “elettronica”: il campionamento. Un’arte a tutti gli effetti che ha dato vita ad album come Cross dei Justice o Homework dei Daft Punk. La capacità di distruggere e ricreare un suono che ha già vissuto ed è già morto. Una sorta di perfetto parallelismo: prendere ciò che già è stato pensato e allo stesso tempo generare qualcosa di nuovo. In poche parole, MPC60.