Anche le cose belle purtroppo finiscono. È un’affermazione (quasi) sempre valida, in qualsiasi campo, lavoro e passioni comprese. Il grande mondo che ruota intorno alla musica Dance non è di certo esente da tale attestazione. E visto che buona parte dei lettori di youBEAT rientra in almeno una delle due categorie sopra indicate (se non entrambe), possiamo ufficialmente dirlo: anche l’ADE 2018 purtroppo è terminato.

ADE logo cube

Domenica 21 ottobre si è ufficialmente conclusa la ventiquattresima edizione dell’Amsterdam Dance Event (da qui, l’acronimo ADE). Per coloro i quali non fossero ancora a conoscenza di questo termine, l’ADE è la manifestazione che ogni anno – dal 1995 – riunisce tra le vie ed i locali della capitale olandese migliaia di insiders, attraverso meeting, panels, workshop e demo. Questo però, fino a qualche anno fa. Fino a qualche anno fa perché, ormai, il pubblico medio dell’evento non è più composto dai soli addetti ai lavori. Da diversi anni, con un numero sempre più in crescendo, l’evento attira in citt appassionati/fan/addicted (o presunti tali) di questo mondo, con il solo scopo di fare festa con la musica generalmente ascoltata solo nelle cuffiette e magari, riuscire a fare un selfie con gli artisti più richiesti del momento.

Naturalmente, questa situazione ha creato un po’ di scompiglio tra gli addetti ai lavori che frequentano la kermesse fin dalle prime edizioni: questo ingigantirsi dell’evento sembra abbia rovinato il clima professionale che si poteva respirare in questa bolla e ne sono conseguiti diversi stati polemici sui vari social network (attraverso i vari gruppi italiani e non). Se da una parte però l’addicted viene visto come un fastidio, dall’altra (organizzazione compresa) sembra che questo grande afflusso venga visto più che positivamente.

Il programma degli eventi notturni (ADE by night) infatti diventa ogni anno sempre più fitto: se prima il programma era di gran lunga contenuto e il numero degli showcase di punta (ad esempio Protocol) decisamente più ristretto; ora, in vista del super afflusso degli ultimi anni, c’è veramente l’imbarazzo della scelta. Ogni sera è veramente necessario fare il gioco degli incastri per trovare il party che più si adatta ai propri gusti ed evitare di perdersi i dj-set migliori (per non parlare poi degli eventi unofficial, off-ADE).

Le location sono le più disparate: oltre al classico club, durante l’ADE puoi trovare party in mansarde, loft, barche, battelli e chiese sconsacrate (e no, non intendo il Paradiso, già da anni super club della città). Senza contare le ormai battezzate mega location come Amsterdam RAI (Martin Garrix), Ziggo Dome (Hardwell e Project One) e la Johan Cruijff Arena (già Amsterdam ArenA), stadio della squadra calcistica Ajax e teatro dell’AMF – Amsterdam Music Festival, senz’altro definibile come la produzione più grossa dell’intera kermesse.

Degno di nota è il Melkweg, il super-locale incastrato tra i canali nei pressi di Leidseplein (fulcro principale degli eventi notturni), che al suo interno racchiude tre sale da ballo, un cinema, un cafè/ristorante e una galleria d’arte. È stato capace di ospitare in un’unica serata, quella del 18 ottobre, gli showcase di tre delle label più in voga nell’ultimo periodo sul panorama dance internazionale (Confession, Monstercat e Bitbird). Il tutto con un’organizzazione a dir poco spettacolare, sia in ambito sicurezza, che logistica.

Melkweg
Melkweg

Come altre manifestazioni settoriali in programma durante l’anno (tra cui IMS, Winter Music Conference e se vogliamo, il Sonar di Barcellona), anche l’ADE si sta dimostrando sempre più valido nel proporre una programmazione off-work di altissimo livello.

Notevole quest’anno la grandissima affluenza agli eventi da parte del pubblico asiatico, catapultato da pochi anni all’interno della scena dance e ora presente in modo più che massiccio alle feste in programma (super griffati con gli official merch di label e artisti).

Buona anche la partecipazione italiana, vuoi per l’elevato numero degli artisti in cartellone (alcuni nomi su tutti Merk&Kremont, Havoc and Lawn e Hiisak) o per lo showcase della label italiana Nameless Records, con una line-up più che d’eccezione (prendetevi nota di Uniiqu3, spacca!).

Se prima gli unici obiettivi del turista medio nella capitale olandese erano identificabili unicamente nei canali e nei musei, ma anche coffeeshop e Red Light District (inutile non menzionarli), possiamo ora includervi anche il fattore Clubbing… Per lo meno durante la terza settimana di Ottobre. Fiducioso per un futuro sempre più ricco nella programmazione degli anni a venire: chiudo con un “Complimenti ADE, You’re the best!”.

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